Splendido racconto del nostro amico Giorgio (Forum MNW) sulla mattinata vissuta di corsa
e sempre al confine tra la bora e il "suo" amato vento da NW...
UNA CORSA LUNGO IL FRONTE 28 Dicembre 2008
Notte insonne questa appena passata. Tensione alle stelle
per l’attesa della neve quella neve che da qualche giorno la sentivo per stanotte/oggi, e posticipata rispetto a chi “vedeva” già bianca la mia Rimini a S. Stefano.Quel fiume di aria che da molte ore “pesca” proprio la dove esisteva ed esiste un laghetto freddo, appena sufficiente: sopra il Mar Caspio, e fin sopra il Mar Nero.
Questo fiume con il tempo è riuscito a portare del freddo sulle Alpi e Prealpi, per poi estenderlo sulla Pianura Padana,
anche con un buon spessore comprendente anche la quota
di 850 mb.
Proprio su quello contavo per oggi.
Non certo sulla bora che anche con i -10° a 850 sulla testa,
mi fa piovere con +4,5°
Contavo sul mio vento da neve: il buon NO!
Solo lui è in grado di strappare qualche lembo del freddo Padano che quatto quatto gli si infilo sotto.
Ieri sera quando il NO ha avuto per qualche ora il sopravento, una simil neve ha iniziato a bagnare l’asfalto, la temperatura crollata dai +4° ai +1 in poco tempo…
Mi son detto: è fatta!!!
Ma “lei” la mia odiata bora non si è data per vinta, ed a tarda sera ha iniziato ad urlare la fuori, portando ancora pioggia ed alzando la temperatura sopra i 4 gradi.
Le notizie di neve iniziavano ad arrivare dalle colline, e nelle prime ore, dopo la mezzanotte, vere bufere nevose raccontate in diretta dagli amici forumisti, mi eccitavano e sconfortavano allo stesso momento, constatando dalla finestra la pioggia battente nei vetri.
Verso le 2 calma del vento, e la pioggia diventa “grossa” ,
la temperatura cala….
Altra delusione da sommare alle ultime: “lei” ha ancora in mano il campo di battaglia, e la pioggia canta nel pluviometro…..4, 5, 7 mm……
Si fa giorno, la “maledetta” sembra placarsi, la temperatura cala, +3°, ….+2,2°….. +1,3°…. Piove.
Le auto che percorrono la mia via, provenienti dalle colline, sono cariche di neve, sembrano provenire da un mondo diverso, si, tutto un altro mondo.Mi preparo per la consueta podistica domenicale. Almeno fosse in collina!!! No! È a Torre Pedrera-Bellaria! Che disdetta! Proprio sul mare, proprio in bocca alla “maledetta” per lunghissimi 10 km!!!
Parto in auto abbastanza fiducioso, +1,1° e qualche cosa di diverso si intravvede nella pioggia.
Penso a che regalo mi sarebbe donato se potesse essere una corsa sotto una bella nevicata.
Uscito dal cancello, imbocco in auto la strada verso la circonvallazione, verso la periferia sud.
Dopo 200 mt sul parabrezza innumerevoli fiocchetti sfatti, poi sempre di più…..
Imbocco la Statale verso Nord, verso l’inizio dell’Adriatica, tutto si intensifica, acqua e neve a raffica, il termometro dell’auto va a +1°…
La precipitazione si calma e nel frattempo la neve ha il sopravento sulla pioggia.
Dopo “Italia in miniatura” prendo a destra verso il mare,
nevica con +1°.
Ecco che in fondo intravvedo il cavalcavia che sorpassando la ferrovia, porta al mare, al ritrovo della podistica.
Appena lo affronto, la neve che prima lasciava la sua bella traccia bianca ai bordi del tergicristalli, diventa subito pioggia.
Nella discesa del cavalcavia la bora mi accoglie sferzandomi i vetri.-
Parcheggio l’auto, esco: un +4° o +5 gradi vi erano tutti!
Si parte sotto la pioggia, sul lungomare in direzione Bellaria. Corro di forza, non rilassato , ho bisogno di scaricarmi, di sfogarmi. Vengo preso dallo spettacolo della Natura, dalla battaglia che sopra di me si sta scatenando. Le nubi basse sono irrequiete, si agitano. Verso Ovest e SO corrono veloci verso Est, trascinate dal “buon vento da neve”, sopra di me e sul mare altri neri e bassi “pennacchi” spinti dalla bora, sembrano scontrarsi con gli alti spruzzi sollevati dalle possenti e rabbiose onde che si infrangono sulle scogliere.-
Una lotta cruenta, un fronte che oscilla parallelo al mare, non si capisce chi vince, e chi vincerà.
Il mio tifo è tutto per il buon NO, voglio finire la corsa sotto la neve!!!
Un sottopasso mi porta a monte della linea ferroviaria,
ed ecco tutto cambia improvviso, dalla pioggia, al fitto graupel,
alla neve!!!!
In 300 mt un altro mondo, in un minuto il rosso della mia felpa, ed il blu dei miei calzoncini diventano bianchi! Sono euforico! Dimentico tutte le emozioni negative sofferte nelle ultime ore, corro a perdifiato sotto la neve che si intensifica e vien giù a folate. S’imbianca tutto.
Manca un km all’arrivo, e si prende la strada del cavalcavia che un ora prima avevo percorso in auto. Non faccio a tempo ad iniziare la salitella che qualcosa cambia, laggiù verso il mare le nubi, prima rese uniformi dalla nevicata, riprendono i contorni, il vento da NO si ferma., la precipitazione dopo 30 secondi di trasformazione in pioggia, cessa.
All’arrivo vi è una quiete surreale, la battaglia è passata, è finita!, il fronte è rimasto stabile, nessuno è avanzato. Ora in quella quiete, dopo la battaglia sul fronte, si contano i morti, eccone li uno, è l’unico che prende batoste mortali dalla “lei” dalla sua bora.
Giorgio
Breve ricordo dell' amico Claudio (Forum MNW) 3-Gennaio-2009
Un ricordo indelebile riguarda una nottata degli anni 70, iniziata senza neve, durante la quale fui svegliato da un rumore di trattore, vidi una luce gialla lampeggiare nel buio....mi alzai, e zitto zitto, per non svegliare i genitori, arrivai fino alla porta di casa, una volta fuori vidi lo spazzaneve che faceva manovra davanti al mio portone, il tutto in un paradiso bianco...fu una sopresa incredibile.
Claudio
Le Fiabe di ADRI (TO)
I MIEI NONNI RACCONTANO L'INVERNO 1956 " 12 Marzo 2008
Quello che vi racconto è l’inverno del 1956 vissuto dai miei nonni a Venaria Reale provincia di Torino tratto dai loro ricordi di quel famigerato inverno.
Il 1956 nel mese di febbraio fu uno degli inverni più rigidi e nevosi non solo per il nord d’Italia ma anche per il meridione che visse l’inverno paragonabile a quelli più crudi delle regioni Scandinave.
Quel mese iniziò già particolarmente freddo dopo un Gennaio abbastanza normale (normale in quei tempi voleva dire temperature negative nella notte di -7° e di giorno appena sopra
lo zero), il giardino sotto casa era costantemente gelato da una sottile brina e così tutta la campagna nei dintorni.
Alcuni giornali del periodo parlavano di un crudo inverno in Gran Bretagna dove Gennaio era stato particolarmente inclemente, ma nessuno poteva prevedere quello che dopo pochi giorni doveva essere uno degli inverni più freddi nella storia della meteorologia d’Italia.
Il pozzo dove in genere si attingeva l’acqua per irrigare il giardino improvvisamente rimase praticamente asciutto la causa fu poi attribuita alla sorgente che iniziò a gelare per prima e dopo pochi giorni la Stura e la Ceronda si gelarono completamente.
Fino a quel momento non si poteva ancora pensare che la temperatura che nella notte era scesa a -10 si sarebbe mantenuta anche nella giornata più calda negativa con valori di -8 e che il perdurare di quel freddo si sarebbe prolungando ancora per diversi giorni.
Intanto verso il 10 Febbraio anche il fiume PO iniziò a formare una sottile coltre bianca di ghiaccio sulle sponde che di giorno in giorno andò poi a coprire tutta la superficie del fiume con le temperature che nella notte segnarono -15 e di giorno le massime negative mai sopra i -4 fino a formare dopo qualche giorno uno spesso strato ghiacciato che permise ai più coraggiosi l’attraversamento del fiume da sponda a sponda.
La cosa drammatica fu, quando la temperatura raggiunse nella notte di metà febbraio i -21° in città e -22 in periferia.
I rubinetti dell’acqua si congelarono, le tubazioni più grandi si spezzarono causa il volume del ghiaccio e le piante iniziarono a dare nella notte sordi scricchiolii fino a dare secchi colpi di tronchi spezzati dal gelo.
Mia nonna allora usava la stufa per il riscaldamento della casa e improvvisamente il gelo si fece così pungente che anche nell’interno delle camere i vetri si condensavano di una patina ghiacciata che si poteva appena togliere rischiandola con un coltello.
La neve non cadde molta in quei giorni forse per il troppo freddo, ma quella che scese attaccò anche sui muri delle case e tutto si trasformò di un bianco immacolato.
La cosa più drammatica si verificò con la morte delle galline per il gran freddo e dalla mancanza dell’energia elettrica che per cause non accertate venne a mancare per alcuni giorni in certe zone del paese.
Molti in quel periodo si radunarono in preghiera per far allontanare quel gelo così persistente che di giorno in giorno creava sempre più problemi alla popolazione sempre più sconcertata e disorientata da un clima così imprevisto.
In quell’inverno morirono diversi barboni e zingari il cibo scarseggiò anche nei negozi e la neve che poi cadde abbondante (sotto forma farinosa per il gran freddo) rimanendo a lungo ai lati della strada in alti cumuli e le strade secondarie furono vere e proprie piste di pattinaggio.
Alcuni giornalisti parlarono con meteorologi del tempo che dettero come previsioni la probabilità di un possibile ritorno all’era glaciale e si fecero delle ipotesi che la neve al suolo potesse non sciogliersi anche nel periodo estivo, creando così l’inizio di una nuova glaciazione “Già a quei tempi i giornalisti pur di fare notizia e di vendere le sparavano grosse” la gente che di meteorologia non ne capiva assolutamente niente nel sentire certe previsioni così catastrofiche si preoccupò molto.
Quel racconto mi rimase impresso anche perché mia nonna mi ricordò che nella sua gioventù erano normali inverni con temperature di gran lunga sotto zero (-10°-12°) e la neve rimaneva praticamente al suolo per i due mesi principali dell’inverno senza sciogliersi con grossi cumuli ai bordi delle strade.
"VIVERE COME HEIDY E PETER ’" 10 Marzo 2008
Quello che ora mi appresto a narrarvi non è altro che alcuni momenti della mia infanzia trascorsa nel periodo delle ferie a Chialamberto piccolo paese a 1400 metri ai piedi delle alpi Graie dove i nonni presero in affitto un all’oggetto in un cascinale.
Il periodo e quello delle ferie Luglio Agosto allora avevo solo cinque anni e per alcuni anni ho trascorso un periodo veramente come i personaggi del famoso racconto Heidy e Peter.
Il paese allora era di poche case quasi tutte in pietra immerse
in un prato dal verde intenso ai piedi di imponenti montagne
nella valle di Lanzo.
In quel periodo i prati erano ricoperti da mille fiori dal profumo intenso, la vegetazione era rigogliosa per i frequenti temporali
che specialmente nelle ore notturne venivano a formarsi scatenandosi con estrema violenza con tuoni così fragorosi
che rimbombavano con l’eco per la vallata amplificandone
il fragore e costringendomi a quel punto a trovare rifugio
nel lettone in mezzo ai nonni.
Al mattino il nonno mi diceva di seguirlo perché dopo la pioggia
era il momento adatto per andare a lumache, la camminata era tutta in mezzo ai rovi e con un lungo bastone ci si faceva largo
con fatica in mezzo a sentieri impervi umidi di rugiada,
ma da un profumo intenso di freschezza per la pioggia
caduta nella notte, il bottino era quasi sempre ricco, quelle povere lumachine finivano poi per essere cucinate e vi assicuro che mia nonna le sapeva preparare talmente bene che se non ti dicevano quello che mangiavi non pensavi che fossero lumache.
La raccolta dei ciclamini era poi fatta in compagnia della nonna lei sapeva dove trovarli e vi assicuro che il ciclamino selvatico è di una bellezza unica, dopo la raccolta mio nonno preparava dei piccoli cestini fatti con rametti intrecciati e collocava i fiori nel terriccio
con l’aggiunta del muschio perchè sono fiori che amano l’umidità
e erano poi sistemati lungo la ringhiera di legno del nostro balcone.
Al mattino la mia colazione non era con il latte della centrale,
ma il latte mi era servito appena munto e proveniva dalla stalla attigua alla nostra abitazione dove un contadino mungeva appositamente per noi il latte direttamente dalla mucca raccogliendolo in un mastello di legno.
A pensarci adesso sarebbe un suicidio bere quel latte senza farlo bollire per le norme igieniche scarse e per il fatto che gli animali possono trasmettere qualche malattia, ma guarda caso mai nessuno in quel periodo si prese malattie virali e vi assicuro che se uno si abituava a bere quel latte era come mangiare della panna
dal sapore intenso e sono contento di averlo provato perché
ora sarebbe veramente proibitivo, ovviamente la colazione era accompagnata non da cereali ma da fette di pane cotte al forno cosparse di burro fatto in modo artigianale nella cascina e da marmellate di more e lamponi e mirtilli prodotte direttamente
dalla nonna e raccolte da noi in lunghe passeggiate sulla montagna.
La cosa più sconcertante era l’arrivo in paese del parrucchiere, immaginate un omino pelato dai lunghi baffi con una valigetta contenente gli attrezzi del mestiere, che girava per il paese chiamato dagli abitanti, allora il suo taglio era quello tipo tosa pecore la sfumatura era sopra le orecchie e alla fine un bello sbuffo di talco profumato.
Il parrucchiere a domicilio si accontentava di pochi soldi e di un buon bicchiere di vino, e la cosa più gradita era la suonatina con la sua fisarmonica che portava sempre con sé.
Proprio dal quel personaggio sentii parlare per la prima volta di colossali nevicate che nel periodo invernale colpivano la vallata rendendo il paese completamente isolato per giorni e giorni, e di una volta che un pochino più in alto in un paesino chiamato Forno Alpi Graie la neve raggiunse i 5 mt.di altezza e furono scavati veri e propri cunicoli per permettere il passaggio degli abitanti da una casa all’altra.
La mia Heidy era poi una bambina di 5 anni dalle trecce lunghe color carota, io andavo volentieri a trovarla, abitava in una casetta insieme a sua nonna si giocava con cose semplici e con molta immaginazione ma ci si divertiva un mondo a correre per i prati andando a caccia di cavallette grilli e farfalle oppure a nascondino dove scoprimmo in mezzo ai boschi un grosso uovo di pietra fatto da chissà quale artista di una capienza tale da potervi entrare comodamente nel suo interno.
La giornata finiva quasi sempre con una buona merenda che la simpatica nonnina ci offriva quasi sempre con gustose torte alla frutta o crostate di mele fatte da lei al forno.
Ora quel posto è rimasto quasi lo stesso ci sono andato con mia moglie e vi assicuro che i ricordi erano così vivi che per un momento mi sembrò di tornare bambino e di rivivere con intensità quei momenti e accanto a me ho rivisto per un momento i nonni quella vecchietta con la nipotina quel contadino e il parrucchiere, tutte persone ora indelebili nei miei ricordi.
Dedicato agli amici meteomalati sperando di non avervi annoiato
Inviato in un momento pausa da un portatile di fortuna.
"SAPORI DI UN TEMPO CHE MAI TORNERA’" 6 Marzo 2008
Forse non tutti sanno, chi aveva la fortuna di abitare non lontano dalle cascine di campagna amava andare a fare spesa di frutta, verdura, latte, uova, pollame direttamente dal produttore dove oltre a sapere la provenienza il cibo aveva un profumo e un sapore sicuramente migliore di quello degli attuali supermercati.
Quando gli inverni erano particolarmente rigidi e nevosi pochi avevano la possibilità di recarsi in quelle cascine perché la neve era alta e i sentieri erano quasi impraticabili per chi voleva avventurasi a piedi.
Ecco allora il contadino passare per il paese con il carretto pieno di prodotti alimentari trainato da un somarello e chiamare a gran voce (GENT SI HAYIE’ FRUTA E VERDURA OVA E GALINE CUNIJ A VULUNTA’) che tradotto vuole dire, accorrete gente qui trovate frutta verdura uova galline e conigli a volontà.
Questo accadeva solo nel periodo invernale e solo quando i campi erano coperti da uno spesso strato di neve, ma guarda il caso a Dicembre e a Gennaio quel carretto e quel somarello erano quasi sempre presenti e non parlo di paesi sperduti in montagna ma della periferia di Torino.
Ora che si affollano questi grossi centri commerciali dove i prodotti in bella vista sembrano in apparenza migliori di quelli del contadino, ma privi di quei sapori che davano soddisfazione a tavola,dove trovi gente nervosa frenetica intollerante e maleducata priva di ogni rispetto pronta ad alterarsi per una cassiera un pochino più lenta ,ora che quelle cascine sono state spianate dalle ruspe per far passare superstrade e creare centri abitati,dove i prati sono solo un ricordo e la neve un fastidio,penso che con questo progresso ci siamo lasciati un altro angolo di umanità fatta di cose semplici e naturali e la cosa più importante di cordiali e sinceri rapporti umani.
ADRI.
PS.
Complimenti per il grande lavoro fatto al portale degli appassionati meteo-veramente completo di ogni informazione meteo e di curiosità salutoni a tutti a presto spero con un nuovo racconto.
Ciao a tutti a presto!.
"PREGHIERA DEDICATA AI METEOMALATI" 27 Feb 2008
Neve dolcissima neve quanto noi ti cerchiamo, quanto noi ti invochiamo, e tu che lo sai ami essere corteggiata e vuoi farti desiderare,ti prego con noi non essere crudele vienici a trovare.
Neve bianchissima neve sei nel cuore di tutti noi, e quando arrivi fai gioire chi dentro ne ha conservato la dolcezza e il candore di un bambino,ti prego torna presto per starci vicino.
Neve leggerissima neve ti prego scendi su di noi e con il tuo candore copri questo mondo, purificalo da chi è privo di sentimenti, cancella ogni tipo di crudeltà e facci gioire di quei momenti.
Neve sofficissima neve fai che ogni tuo fiocco racchiuda i nostri sentimenti più puri e trasmetti con il tuo candore ad ogni umano la gioia e l’amore per la natura più pura.
Neve amatissima neve non essere avara nella tua venuta, fai come se vuoi sai fare di te stessa un’atmosfera di fiaba surreale per stupirci da un inverno ormai banale.
"QUANDO LA NEVICATA ERA LA NEVICATA" 3 Feb 2008
La discoteca era la meta di sempre poi una volta ci si ballava anche il pomeriggio della Domenica, perché le discoteche alle 2 del mattino chiudevano tutte.
Sai che bello salire in 4 anche in 5 su una cinquecento, non quelle di adesso ma quelle vere di una volta quelle che non ti lasciano mai a piedi andavano sempre e le riparavi con un cacciavite.
Ricordo un pomeriggio si partì da Venaria dove abitavo per andare a Torino centro distanza totale 12 km. Il cielo prometteva neve “non le promesse di adesso, ma quelle vere” arrivati alla discoteca già scendevano i primi fiocchi poi sai come vanno le cose, quando ti trovi con la ragazza non pensi alla neve.
Alla sera dopo cinque ore di discoteca, usciti fuori uno spettacolo incantevole, la neve scendeva così fitta da sembrare buttata giù da un setaccio a grandi fori, la strada era totalmente bianca e lo spessore a dire poco era dodici centimetri e cresceva cresceva.
Arrivati all’auto già la prima sorpresa un grosso fallo di neve fatto da chissà quale burlone si reggeva sul cofano e giù a ridere, poi per partire due a spingere e due a zavorra, la macchina sculettava e partiva.
La strada si vedeva appena la neve ti dava l’idea che rallentasse la nostra corsa picchiando sui vetri formava uno spessore tale che il tergicristallo faticava a portarla ai lati, più che andare in macchina sembrava di essere su un bob a quattro.
La cosa più buffa fu, quando i passeggeri di dietro iniziarono a sentire un certo freddo ai piedi e si scoprì che dal pavimento si era aperto uno squarcio e la neve che ormai arrivava a toccare il muso dell’auto entrava da sotto e si accumulava nell’interno proprio dietro sui piedi dei miei amici.
Quella sera la macchina a fatica entrò nel cortile di casa dove la neve non ancora spalata aveva già raggiunto oltre quaranta centimetri di altezza.
Di quella nevicata nessuno ne parlò perchè eravamo a Gennaio ed era normale quello che adesso è consideriamo eccezionale.
Adri.
"RICORDO DI UNA NEVICATA SERALE" 2 Feb 2008
Quando sei giovane “all’epoca 14 anni “ e ti devi fare delle ripetizioni serali di matematica attraversando il paese per tutta la sua distanza, l’unica soddisfazione e quella di goderti i sapori della sera camminando ed osservando.
Quando questa camminata ti capitava di farla sotto una fitta nevicata tutto ciò che ti circondava assumeva una visione diversa oserei dire magica, ricordo la neve che cadendo già sulla strada completamente bianca era riflessa dalla luce dei lampioni che a loro volta proiettavano sul terreno le ombre dai grandi fiocchi in discesa.
Notavo le mie impronte su una neve ancora incontaminata e già abbastanza profonde da farmi sperare ad una nevicata di quelle da cronaca televisiva.
Arrivato a casa informavo con entusiasmo i miei genitori della neve cosi fitta che stava cadendo e loro con un po’ di ironia mi dicevano “Speri che domani non ci sia lezione, vero?”.
Poi andavo alla finestra e con gioia vedevo passare i primi spazzaneve che con il loro rumore attutito dalla nevicata ma riconoscibilissimo da chi gioiva nel sentirli, iniziavano il loro lavoro.
Quante belle nevicate serali ho vissuto e quanti spazzaneve sono passati da quella strada che ora sembra invocare quel candore che ormai da troppo tempo non si vede più.
Sembra quasi che quelle nevicate siano andate via con la tua migliore gioventù in un angolo remoto e sconosciuto del tempo.
Adri.
"ITALIA PAESE SCANDINAVO" 1 Feb 2008
La passione che attira noi popolo Italico per quelle terre lontane e fredde non mi è ancora facile a capire, forse erano le fiabe che ci venivano raccontate ai nostri tempi dove il gelo e la neve erano sovente presenti e con loro però esisteva sempre un riparo accogliente un mondo di affetti e calore protettivo? Forse ancora più vivo il mondo fiabesco di Babbo Natale con i suoi doni e i preparativi per le feste del S.Natale?
I motivi possono essere infiniti e probabilmente ognuno di noi lega a questo candido fiocco di neve dalla lenta discesa un dolce ricordo d’infanzia.
Ecco allora il pensiero a quelle terre lontane, a quel bianco lenzuolo e il nostro improvviso desiderio di vivere in quei posti di fiaba.
Basta quindi un paio di anni con inverni rigidi nel nostro Mediterraneo Paese per farci tornare bambini e accarezzare con il pensiero l’idea di avere per sempre la neve il gelo di quei posti troppo diversi per tradizioni e cultura dal nostro.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa invece un bambino nato in quei posti, del gelo e della neve, io posso solo dirvi “ potrebbe essere un’eccezione “che ho conosciuto una persona finlandese che non trovava niente di piacevole nel gelo e nella neve, e del Natale aveva un ricordo non proprio idilliaco gnomi e streghe che nella notte venivano a visitare le case e ai bambini cattivi erano date frustate con rametti di piante raccolti nel bosco, mentre solo i bambini i più buoni ricevevano i doni e dolciumi.
Penso che a questo punto noi non abbiamo certo il loro freddo e la loro neve, ma proprio per il fatto che da noi diventa un evento sempre più raro, quando capita è apprezzato cento volto di più di quei bimbi scandinavi e il S.Natale lo aspettiamo con gioia e non con il terrore delle streghe cattive e gnomi malvagi.
"LA SIBERIA" 27 Gen 2008
Quando non avevo ancora l’auto e per recarmi a scuola prendevo l’autobus,proprio in questo periodo fine Gennaio attraversavo un tratto di campagna dove ora si trova lo stadio Delle Alpi e tutto il centro commerciale che ne fa una grossa struttura urbana.
Ma allora esisteva solo una grande distesa di prati e proprio quel tratto era tra i più freddi nella zona,le nebbie persistenti formavano strati di brina che non si scioglievano neppure nelle ore più calde,anzi la brina si sovrapponeva a quella precedente formandone uno spessore di uno o due centimetri.
Se poi nevicava, e allora nevicava ve lo posso assicurare,la neve che cadeva rimaneva intatta sui prati e sui tetti delle cascine circostanti fino a metà febbraio e la strada manteneva ai lati la neve accumulata dagli spazzaneve.
Quel posto era chiamato la Siberia,e vi assicuro che nei periodi di galaverna dove le piante ai lati della strada erano bianchi come mandorli in fiore e i prati ti accecavano di una neve bianchissima ti pareva proprio di vivere un inverno siberiano.
"I GIVU' " 23 Gen 2008
Anche la primavera non è più quella di un tempo.
Vi ricordate, quando a Maggio verso l’imbrunire il profumo dell’aria si faceva più intenso dai mille fiori della campagna vicina, ecco che dai lampioni appena accesi uno strano insetto di un paio di centimetri dal musetto nero e piatto e dalle antenne a tergicristallo svolazzava andando a sbattere ripetutamente su di loro fino a cadere interra sfinito.
Quello strano insetto era il maggiolino (in piemontese Givù), forse la sua quasi totale estinzione è sicuramente stata causa dei numerosi pesticidi, e forse come insetto era pure dannoso per l’agricoltura, ma con la sua scomparsa e passata anche molta della nostra gioventù, quanto noi bambini ci giocavamo a volte anche con inconscia crudeltà, ma di lui ora e rimasto solo un piacevole ricordo.
"LA GIASERA" 23 Gen 2008
Quando abitavo fuori città, i miei nonni mi indicavano una zona vicino al fiume Ceronda, quel posto è tuttora chiamato Giasera (in piemontese) che vuole dire ghiacciaia.
Con stupore chiesi il motivo, e mi fu detto che non esistendo i frigoriferi nelle abitazioni erano usate per conservare i cibi le ghiacciaie, tipo frigoriferi la celletta del congelatore non era raffreddata con l’energia elettrica era depositato un blocco di ghiaccio al suo interno che aveva il compito per qualche giorno di mantenere il cibo al fresco.
La cosa più interessante era che passava quasi tutti i giorni il venditore del ghiaccio con un carretto trainato da cavallo e quel ghiaccio era ricavato nell’inverno dal fiume ghiacciato e conservato nelle cavità del terreno per tutto il periodo estivo.
Cosa impensabile con il clima attuale.
"ERA INVERNO" 22 Gen 2008
Era inverno, quando di mattino svegliandomi al buio della mia cameretta percepivo i rumori ovattati e sotto casa un rumore incessante di spalatori lavoravano allegramente e incessantemente a spalare la neve che cadeva copiosa a larghe falde.
Era inverno, quando aprendo le gelosie della mia finestra vedevo i vetri ricamati da una sottile patina di ghiaccio che mi divertivo a raschiare con la punta delle dita facendo dei buffi disegni.
Era inverno quando trattori dalle ruote catenate passavano incessantemente sulla via principale e i cumuli di neve alti anche tre metri attendevano di essere trasportati sul fiume gelato.
Era inverno, quando gruppi di bambini gioiosi si facevano scivolare con le cartelle sotto il sedere lungo le piste ghiacciate preparate precedentemente con cura nel pendio del vialetto innevato.
Questo era il mio inverno .

FIABE E RACCONTI
RICORDI INVERNALI
LE SENSAZIONI E
LA PASSIONE PER LA NEVE
1967 foto inviata da Giorgio

FAENZA
La nevicata del 1929

Le immagini di un leggendario inverno
di quasi ottant'anni fa.
Il video, tratto da "Faenza 900"
(Bacchilega editore).

